Dialogo tra segno e colore

A cura di Vincenzo Sanfo

giovanna fra miro 2

Nota di Vincenzo Sanfo:

Nella mia, ormai lunga vita , mi è capitato spesso di occuparmi di donne artiste.
A volte le ho cercate, volute, in alcuni casi, trovate e, aiutate a farsi conoscere.
Ovviamente, un posto importante lo occupa Frida Kahlo, di cui sono stato, incontestabilmente, il primo al mondo a riuscire ad esporre le opere, gelosamente custodite al museo Olmedo Patino di Città del Messico.
In una memorabile mostra organizzata a Venezia. Che fu possibile grazie al buon rapporto instaurato con la proprietaria di quella grande collezione , la straordinaria Lola Olmedo, che ricordo con affetto. Oggi le mostre su Frida sono un po' inflazionate ,ma allora, una autentica novità.
Poi, una mia passione da sempre, Sonia Delaunay di cui, grazie all'amicizia con il grande Giorgio Marconi e la generosità di Ottavio e Rosita Missoni, riuscii ad organizzare una mostra, incentrata sul suo "Atellier Simultanee" sempre a Venezia.
Non posso poi non ricordare la mostra "Handerchefs " di Louise Bourgeois che organizzai con l'aiuto delle intelligenti amiche della parigina galleria Piece Unique e di Giovanni Iovane .
Ricordo anche la grande e straordinaria mostra di Beverly Pepper a Firenze, al Forte Belvecere, che fu un impresa colossale, così come l'incontro con Marina Abramovic per cui, su incarico di Germano Celant dovetti occuparmi di far arrivare la montagna di ossa, per la sua incredibile e coinvolgente performance della Biennale del 1997 forse, a mio avviso, la sua performance più riuscita. Ricordo anche che in quella Biennale , la feci partecipare ad un curioso collegamento, in diretta, con gli astronauti della NASA. Tralascio di proseguire nell'elenco che sarebbe lungo comprendente da Lee Krashner moglie di Pollock a Dora Maar, sino alle cinesi Xiao Lu e Zhang Hongmei. A dimostrazione che l'universo creativo femminile è sempre stato nelle mie corde.
Da qualche tempo, mi sono imbattuto in Giovanna Fra , moglie di Marco Lodola artista pavese che seguo, da anni non sospetti, essendo stato quel " editor della Fabbri " di cui, Marco tempo fa, ebbe a parlare in un intervista , inserendomi tra i suoi primi pigmalioni.
Confesso, che ero un po' perplesso , in quanto non avendo mai visto prima, i lavori di Giovanna pensavo scimmiottasse un po' il mondo di Lodolandia, vista anche la personalità prorompente di Marco.
La sorpresa che ebbi, nel vedere le sue opere mi lascio' sbalordito , riconoscendo subito, in lei, le stimmate di un artista vera, genuina. In quanto, le sue opere se pur delicate , e a volte soffuse nei toni, hanno sempre nel loro intimo una sorta di grazia naturale, fatta di un ritmo lirico di grande spessore poetico.
Nel guardare le sue opere la mia mente e corsa a certe poesie di Montale , umili , scabre, pur nella loro straordinaria bellezza che di nulla hanno bisogno, se non di concentrazione, in un sentimento, malinconicamente intimo.
Per Giovanna Fra' il dipingere è un fatto naturale e lo si evince dal suo gesto pittorico, sempre risoluto, preciso nei suoi contenuti formali che a volte, si apparenta con certa pittura orientale, a me particolarmente cara per ventennali frequentazioni.
Da quel primo incontro, si è ripetuto l'incanto che ho provato davanti ai suoi lavori in altre occasioni , sopratutto nelle due ultime sue presenze alla Biennale veneziana, dove ho scelto, in qualità di curatore di un padiglione, di presentare alcuni suoi lavori che, secondo me, meritano di essere divulgati e fatti conoscere.
In alcuni di essi ho intravisto alcune analogie con certe opere di Miro in cui il gesto e il segno, rilasciano quel afflato poetico che ritrovo nelle opere di Giovanna Fra.
Ma mentre in Miro vi è una componente ludica,quasi fanciullesca , in Giovanna vi è una contenutezza, un raziocinio, quasi un riserbo istantaneo e, sopratutto, esattamente come in Miro , un dialogo ininterrotto con la materia , con il colore che prorompe , trasborda e in qualche misura, conduce l'artista in luoghi sconosciuti e di fronte a risultati, del tutto inaspettati in partenza.
Giovanna Fra conduce e si fa condurre, da questa sorta di tranche coloristica così come faceva Miro, senza mai perdere però la lucidità di un percorso che è quello che circola e vive nella sua mente.
Giovanna Fra, nella sua apparente leggerezza pittorica, nasconde una forza creativa che trasborda, tracimando dai sentimenti interiori di una forza creativa che, neppure lei , sa di possedere.
In questo, ricorda un po' la vicenda di Sonia Delaunay, in vita schiacciata dalla personalità del marito Robert a cui, in subalterna posizione dedicava il propio lavoro e che, nelle more del tempo le ha riservato una gloria che dura e prevarica quella del pur celebre marito.
Tra Giovanna e Marco non vi è una gara o una subalternità , tanto sono diversi i percorsi, come invece non lo erano quelli tra Sonia e Robert che spesso si incrociavano e anche, casualmente, si sovrapponevano.
Giovanna Fra ha un suo mondo, già ben definito , un percorso già delineato, che spetta solo a lei di percorrere sino in fondo, acquisendo quella consapevolezza di essere , come ho detto all'inizio, una artista vera.
Nel mondo di oggi si pensa che essere artisti, ed essere riconosciuti tali, basti gridare più forte , stupire con effetti speciali , dimenticando che i veri artisti quelli che fanno la differenza e durano nel tempo sono quelli umili , concentrati nel loro lavoro. Basti pensare a Picasso perennemente chiuso nei suoi studi, Pollock anch'esso rinchiuso nel suo eremo, a sgocciolare colore , Max Ernst con quell'aria da flaneur di alto bordo e poi Renoir, Moore , o Bonnard che, al pari di Mirò a vederlo potrebbe ricordare un ragioniere , un umile impiegato di banca, non fosse per quel scintillio che emana dai loro occhi, lo stesso scintillio che ho visto, negli occhi di Giovanna Fra, quello dell'arte ,destinata a durare nel tempo.